Analisi di casi aziendali

Caso 1 - STMicroelectronics
La STMicroelectronics è una multinazionale italofrancese che si occupa di microelettronica, famosa
per le sue attività nel sociale: l’impegno ecologico di risparmio energetico, di acqua e di materiali chimici dura da undici anni, mentre il prossimo obiettivo della società è di essere, entro il 2010, completamente neutra all’emissione di gas effetto serra. Il presidente Ottaviani ha tenuto a dimostrare come l’investimento nella responsabilità sociale si traduca in risparmio nel lungo termine, in motivazioni accresciute del personale, in un maggior senso di appartenenza e, infine, in un utile più alto: «La nostra iniziativa ecologica nel solo 2003 ha portato, al netto di tutte le spese per conseguire i risparmi ambientali che abbiamo realizzato, un utile di 100 milioni di dollari; siamo arrivati al punto di quantificare che i nostri investimenti ecologici, in media, si ripagano in due anni e mezzo con i risparmi che noi otteniamo attraverso loro. «Naturalmente la responsabilità sociale d’impresa
non deve essere puro imbellettamento, travestito di facciata o moda del momento, deve essere incentrata su valori etici, solo così l’impresa potrà essere più competitiva».

(Tratto da: “Forum del terzo settore”, Ethical Village:
il terzo settore a SMAU 2004)

 

Caso 2 - Keyhinge Toys
Si lavora 9 o 10 ore al giorno dal lunedì alla domenica alla Keyhinge Toys di Da Nang City per fabbricare i giocattoli che McDonald’s regala a tutti i piccoli consumatori di “Happy Meals”.
La denuncia proviene dal National Labour Commitee, un’associazione di New York, nata per difendere i diritti dei lavoratori nel mondo. Gli operai della Keyhinge, una società che ha sede a Hong Kong, sono pagati meno del minimo salariale previsto dalla legge vietnamita e lavorano in condizioni spaventose: 220 operaie sono rimaste intossicate dall’acetone. La maggioranza dei lavoratori riceve dai 6 ai 10 cent USA all’ora che complessivamente non riescono nemmeno a coprire le spese per vitto, alloggio e trasporto. Ma il salario da fame non è il maggior problema nella fabbrica di giocattoli. Un recente rapporto mette in evidenza le disastrose condizioni di lavoro, soprattutto nel reparto verniciatura, dove gli operai sono esposti alle esalazioni di acetone, che provocano nausea, mal di testa e svenimenti. Ma i dirigenti della fabbrica hanno ritenuto che la salute non è un buon motivo per assentarsi dal lavoro, dopo che 220 operaie hanno dovuto lasciare la linea di produzione, vinte dalla nausea. Il giorno seguente, 200 di loro sono state licenziate. In seguito alle proteste, il vice direttore dell’impianto ha affermato che si trattava soltanto di una sospensione temporanea e che tutte le operaie sarebbero state riprese in fabbrica. A mesi di distanza dall’incidente
la promessa non è stata mantenuta. Le associazioni dei lavoratori che hanno seguito da
vicino la vicenda hanno chiesto chiarimenti alla Mc- Donald’s e alla M-B Sales, la società di Chicago
che per conto della multinazionale ha subappaltato la costruzione dei giocattoli in Vietnam.
È stato anche sostenuto che per correggere questa grave situazione la McDonald’s doveva intervenire in prima persona per il monitoraggio delle imprese che producono per suo conto. Ovviamente la risposta è stata negativa: la responsabilità ricade interamente sulla M-B Sales.
(Liberamente tratto dal sito http://www.tmcrew.org/mcd/nam.html

 

Caso 3 - Monnalisa
Ha appena tagliato un traguardo d’eccellenza – è la prima impresa italiana del settore moda ad avere la certificazione di responsabilità sociale – ma la Monnalisa di Arezzo è pronta a giocare una nuova scommessa, questa volta sul fronte distributivo. Tra poche settimane aprirà il flag shop di Firenze, un negozio costato più di 500.000 euro che farà da “bandiera” all’immagine del marchio di abbigliamento bimba, aggiungendosi al monomarca inaugurato tre anni fa a Torino e a quello storico di Arezzo. Assieme ai punti vendita di proprietà, Piero Jacomoni, fondatore e titolare di Monnalisa, sta lavorando all’allestimento di undici corner nelle grandi catene italiane ed estere, da Harrod’s a Londra a Saks fifth avenue a New York. Nei prossimi due anni l’impresa concentrerà gli sforzi sul versante distributivo; l’obiettivo è quello di fare esperimenti con propri mezzi e, una volta decollati,
di coinvolgere i clienti nella gestione dei punti vendita. Clienti che Monnalisa sceglie con cura.
Il segreto? Cercare solo chi è innamorato del prodotto, che si colloca nella fascia alta di mercato.
Distribuzione solida e capi innovativi sono alla base della crescita aziendale. Il balzo del 2002 consolida un trend che in sei anni ha portato Monnalisa a raddoppiare i ricavi, diventando
una delle imprese italiane leader nel segmento bimbo di alta qualità.
La confezione dei circa 5.000 capi prodotti ogni anno viene realizzata da terzisti prevalentemente italiani, mentre nel quartiere generale di Arezzo sono concentrati lo stile, il taglio, i prototipi. La scelta di specializzarsi nell’abbigliamento per bambine è legata al “fiuto” di Jacomoni che, già prima
di fondare l’impresa nel 1968, aveva previsto che le future generazioni di mamme non avrebbero avuto molto tempo per mettersi a confezionare abiti alle figlie, ma avrebbero gradito vestirle bene e alla moda. La certificazione ottenuta da Monnalisa garantisce standard sociali ed etici per lavoratori e fornitori in ogni fase della catena produttiva, garantendo in sostanza che i prodotti realizzati non siano frutto di discriminazioni, abusi o sfruttamento. I dipendenti, infatti, danno valore aggiunto al prodotto se lavorano volentieri, mentre i consumatori devono apprezzare non solo cosa si produce ma anche come. Per far conoscere la certificazione ottenuta, Monnalisa distribuirà in tutti i punti vendita un libretto da colorare che illustra questo strumento: un modo per divertire i bambini, ma anche per farli riflettere.
(Da un articolo di Silvia Pieraccini, “Il Sole 24 Ore”)

 

Dopo aver letto i tre casi rispondi alle seguenti domande.


1. In quali delle tre situazioni descritte i momenti economico e sociale convivono in un rapporto
di reciproca funzionalità?


2. Condividi l’affermazione secondo la quale il consumatore dovrebbe conoscere come è stato prodotto un bene/servizio e se nel corso della sua produzione sono stati violati i diritti
fondamentali delle persone che lavorano?
Motiva la risposta.


3. A tuo parere è giusto che la McDonald’s non si senta responsabile della violazione dei diritti
umani dell’impresa vietnamita?