RSI 6

Esercizio di riempimento di Salvatore Nucci

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   comportamenti      condotta      distribuzione      etico      lavoratori      profitto      sfruttano      sicurezza      sindacale      sviluppo   
Le grandi imprese ce la mettono tutta per presentarsi con la faccia pulita e gentile dei benefattori, ma dietro la maschera di perbenismo spesso si cela il muso duro dei mastini che deturpano l'ambiente, i lavoratori, violano i diritti umani. I danni delle imprese ricadono su tutti, ma non è un destino ineluttabile: come cittadini che esplicano il proprio potere attraverso la politica, il consumo, il risparmio, possiamo indurre le imprese a più corretti tramite la denuncia, le campagne, il consumo critico, l'investimento . Ma tutto ciò richiede consapevolezza. (Fonte: CENTRO NUOVO MODELLO DI SVILUPPO, Imprese alla sbarra)

Come si comportano i supermercati con i fornitori di prodotti alimentari provenienti dai Paesi in via di sviluppo e quali sono le politiche di approvvigionamento e di promozione dei prodotti "etici" (come frutta tropicale fresca, riso, caffè, tè, cacao e zucchero di canna)? Nella nostra inchiesta, Auchan, Carrefour, Conad, Coop, Esselunga e Lidl.
Un brutto segnale viene proprio dai fornitori del Sud del mondo che non hanno risposto alle nostre domande sui rapporti con i supermercati che riforniscono. Un vuoto che ci fa pensare che i fornitori abbiano paura di svelare politiche commerciali in cui sono succubi dello strapotere della grande che detta i termini dei contratti di fornitura imponendo tempi e costi, seguendo la sola logica del . Se a questo aggiungiamo il fatto che due delle sei grandi insegne che abbiamo interpellato non hanno nemmeno risposto al nostro questionario che chiedeva conto della loro politica nei confronti dei fornitori di prodotti alimentari dei Paesi in via di e di promozione dei prodotti "etici", il quadro è ancora più ambiguo. (Fonte: "Poca etica nel carrello dei supermercati", in rivista ALTROCONSUMO, aprile 2010)

Gli habitué della corsetta mattutina lo sanno. Quando si devono acquistare nuove scarpe da jogging guai a mettere al primo posto i gusti estetici, la scelta va fatta con i piedi (in senso letterale, naturalmente).
Se volete correre su scarpe da jogging prodotte nel rispetto di e ambiente, evitate Nike, Asics, Brooks e Saucony. Non ci hanno voluto aprire le porte delle fabbriche. Cosa nascondono?
Il lavoro degli operai, già di per sé duro, qui rasenta lo sfruttamento. Le visite negli stabilimenti in Cina hanno evidenziato diversi punti critici: livelli salariali che non garantiscono standard di vita decorosi, negazione della libera rappresentanza , assenza di tutele speciali per il lavoro giovanile (16-18 anni), turni poco sostenibili (e legati a risultati giornalieri ardui da raggiungere), straordinari forzati e deduzioni nello stipendio per chi non è in grado di farli, mancanza di sul lavoro, discriminazioni e violenze verbali. Quattro marchi (Reebok, Puma, Adidas e New Balance) raggiungono buoni risultati nel far rispettare in tutta la catena dei fornitori i requisiti sociali fissati nel loro codice di , grazie a un sistema permanente di controlli nelle fabbriche, condotti anche da enti indipendenti. Le più sensibili ai temi ambientali rimangono Adidas e Reebok (dello stesso gruppo), seguite da New Bilance. (Fonte: Scarpe da jogging: etica e test, in rivista ALTROCONSUMO, giugno 2009)